Archive for febbraio 2010

Zona del silenzio: fumetto su Federico Aldrovandi

18 febbraio 2010

minimum fax, pp 168, euro 13,50

Checchino Antonini – Alessio Spataro
Zona del silenzio
minimum fax, pp. 168, euro 15

Potete scaricare il pdf della mia recensione pubblicata sul Mucchio qui o qui.

Purtroppo, sottotitolo non poteva essere più azzeccato: “Una storia di ordinaria violenza”!!!

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Santo subito

5 febbraio 2010

Copertina

Don Zauker è tornato. E l’ha fatto in grande stile. Un elegante e grande formato racchiude Santo subito, che non è un’antologia ma una vera e propria storia di più ampio respiro totalmente autoprodotta. Siamo riusciti a parlarne con i due creatori in una circostanza davvero poco raccomandabile e irripetibile.
di Andrea Provinciali

Daniele Caluri & Emiliano Pagani

Dopo circa un anno ho l’occasione di incontrare nuovamente in carne ed ossa il prete più “sopra le righe”, in tutti i sensi, della storia della Chiesa. Don Zauker mi ha telefonato un giorno, e tra una bestemmia e l’altra mi ha dato appuntamento nientedimeno che nella sede della gloriosa Radio Maria dicendomi di tenermi pronto al miracolo. Ovvero, che mi avrebbe messo in contatto radio con i suoi due demiurghi Daniele Caluri ed Emiliano Pagani per intervistarli circa la loro ultima creazione autoprodotta Santo subito (pp. 46, euro 12), la quale racconta come sia nato e proliferato il mito di Don Zauker. Lasciandomi ingenuamente persuadere dalle sue parole, mi presento nell’ora (3.33 AM) e nel giorno (8 dicembre, Immacolata concezione) concordati nella santissima sede della radio. Suono e a ricevermi è subito la sua voce alcolizzata che mi indica la strada per raggiungerlo in cabina. Dentro è tutto deserto: niente tecnici, né segretarie, né uomini della sicurezza. Strano, penso. E infatti voltandomi verso le segreteria, dietro la vetrata vedo una decina di persone, tra uomini e donne, tutte legate, imbavagliate e seminude con tanto di bottiglie di vodka, cilum, frustini e falli di lattice sparsi per terra. Oddìo. Don Zauker mi raggiunge in corridoio imprecando contro di me e continuando a ripetermi tutto eccitato “ci siamo, è il momento, cazzo facevi?”. Una volta in cabina preme un bottone e… miracolo: le voci impastate del sonno dei due creatori sibilano in cuffia all’unisono una bestemmia inenarrabile.

Iniziamo subito da questo nuovo libro Don Zauker – Santo subito. Da cosa deriva la scelta dell’autoproduzione?
L’autoproduzione deriva da due nostre necessità, ecco. La prima riguarda il poter finalmente scrivere e sviluppare una storia di più ampio respiro rispetto a quelle composte dalle due pagine a nostra disposizione sul Vernacoliere, dove le vignette sono francobolli e gli episodi, ogni volta, sono limati e tagliati per poter entrare nello spazio che ci viene concesso. La seconda necessità – e qui parliamo da lettori di fumetti – è quella di poter proporre un prodotto diverso e, se vogliamo, unico nel panorama fumettistico italiano. Purtroppo, nel fumetto, come in altri campi della creatività la situazione italiana è nella maggior parte dei casi piuttosto stagnante. C’è pochissima innovazione e spesso si tende a cavalcare mode del momento; in altri casi non si rischia, o semplicemente tenta, di proporre niente di diverso da quello che è stato creato – con grande successo – negli anni ’70, ma che adesso è drammaticamente anacronistico. Non si può, nel 2010, leggere ancora che so, polizieschi con efferati criminali che imprecano dicendo “Maledizione!”, “Dannazione!”, invece che “Porca troia, puttana della mad…”; ci manca uno stragista che esclami “Corpo di mille balene” e siamo a posto. Non si capisce perché il controllo del linguaggio debba imporsi solo per il fumetto; perché può essere letto dagli adolescenti? Oh, piccoli. Se le anime pie del MOIGE o di altre associazioni di strusciamuri s’immaginassero come parlano, cosa fanno, chi siano davvero i loro cherubini di 12-13 anni, ci sarebbe di che farsi due sane risate. Si badi bene, l’apatia del fumetto italiano non dipende da una mera questione di linguaggio e basta: nella maggior parte dei fumetti italiani non ci sono riferimenti all’attualità, le storie si svolgono in una bolla temporale e, spesso, sono narrate considerando il lettore un mezzo rincoglionito. Bisogna sempre spiegare tutto, tutto deve essere chiaro e, soprattutto, nessuno alla fine deve sentirsi turbato da quello che ha letto. Per l’amor di Coso, va benissimo che ci siano storie così, di puro intrattenimento, facile comprensione e assolutamente rispettose del gusto di tutti; quello che non va un cazzo bene è che ci sia solo questo tipo di storie. E allora, dato che noi spessissimo ci lamentiamo del fatto che non troviamo niente, o troppo poco, da leggere che assecondi i nostri gusti, abbiamo semplicemente smesso di lamentarci e abbiamo deciso di farcelo da soli.
DZ: io a farmi le cose da solo mi ci sono costruito il fisico… o perlomeno l’avambraccio destro!

Quindi, proprio come scrivete sul vostro sito (www.donzauker.it), l’autoproduzione oltre ad essere una valvola di sfogo è anche una prova di rivoluzione (editoriale e culturale)?
“Rivoluzione” è un termine impegnativo. E’ indubbio però che l’uscita dalle logiche dell’editoria tradizionale ha in sé un semino rivoluzionario, e d’altronde non siamo né i primi né gli unici ad aver intrapreso questa via (con i dovuti paragoni, pensiamo perfino al Fatto quotidiano). In questo particolare momento, del resto, le condizioni sono ottimali: i costi di stampa, rispetto a qualche anno fa, sono più abbordabili, e la rete si è sviluppata a sufficienza perché possa essere sfruttata per far circolare le notizie su quel che si propone, per promuoverlo e pubblicizzarlo presso siti specializzati. E’ anche una valvola di sfogo perché le possibilità d’espressione non devono rispondere a nessuno se non a noi stessi e ai lettori (e sì, anche al Codice Penale), senza che debbano essere vagliate da redattori, editori, figure di vario tipo. Come le verdure, il miele e il pesce, è un altro esempio di prodotto a filiera corta. Magari non cambia nulla nei rapporti fra autori e editori, ma nel peggiore dei casi rappresenta comunque un’alternativa, che in ogni caso è cosa buona e giusta. Senza contare l’aspetto forse più importante: se il fumetto piace e una casa editrice – che magari non aveva avuto il coraggio di rischiare dall’inizio – si interessa a produrlo in scala maggiore e con una distribuzione capillare, a quel punto se lo prende così com’è, senza imporre limiti o modifiche.
DZ: Oppure, se vuole fare diversamente, se lo prende semplicemente nel culo!

Il contesto editoriale italiano è messo così male? Non pensate che ci siano anche realtà, seppur piccole, che cercano comunque di resistere? Sto pensando, sempre per restare in tema, al fumetto Quasi quasi mi sbattezzo edito dalla Becco Giallo.
Il fumetto italiano è messo malissimo! I grandi editori sono fermi a stilemi già collaudati, ma vecchi, perché collaudati, appunto, ai succitati 40 anni fa; in più, spesso vige la regola “squadra che vince non si cambia”, per cui se un personaggio ha funzionato, guai a modificarlo nel corso del tempo, per non turbare il lettore-ameba. Ma un discorso del genere può andar bene se si producono biscotti, non opere che dovrebbero implicare anche un minimo di creatività, innovazione e sperimentazione. E questo vale soprattutto per le serie regolari. I piccoli, per contro, avrebbero anche il coraggio e l’interesse a rischiare a proporre qualcosa di nuovo ma, spesso (sempre) queste intenzioni non vengono supportate da adeguati compensi agli autori. Non prendiamoci per il culo, per favore: l’arte, i contenuti, il messaggio, la libertà di espressione, sono tutte belle argomentazioni, ma un autore deve essere pagato il giusto. Per fare un fumetto come il nostro (46 pag.) ci vogliono circa 6 mesi di lavoro e non è accettabile pagare questi 6 mesi con l’8% sulle vendite, come propongono molti piccoli editori che, se va bene, sperano di vendere 2000 copie. Così come non è accettabile pagare delle cifre letteralmente ridicole, tentando di compensare parlando di “arte”, di “denuncia”, di “libertà” e di visibilità, cosa che fa sempre gola ad un esordiente. Questo è sfruttamento bello e buono, altro che seghe! Su Becco Giallo non sappiamo sinceramente dare un parere. Di sicuro c’è che hanno saputo riempire un buco, pubblicando fumetti che si occupassero di inchieste, di fatti reali e questo va indubbiamente a loro merito. Per quanto riguarda il lato oscuro, quello che sta dietro la facciata della casa editrice moderna, diversa e libera e cioè il trattamento riservato agli autori, beh, preferiamo non esprimerci perché non abbiamo mai avuto rapporti diretti con loro e quel che sappiamo lo abbiamo appreso solo attraverso dei, come dire… rumors, ecco.

Com’è organizzata la distribuzione di Santo subito? Si trova anche in libreria o solo sul vostro sito? E qual è il ruolo del marchio editoriale Double Shot che compare nel volume?
Santo Subito è stato presentato a LuccaComics (la partecipazione alle fiere è un’altra componente essenziale dell’autoproduzione) e la maggior parte delle copie sono state vendute durante la manifestazione lucchese. Adesso ci sono due modi per poter comperare una copia: ordinarla sul nostro sito, www.donzauker.it, dal quale verrà recapitata completa di disegno e dedica (per coloro che ne facessero richiesta) oppure, da metà dicembre in poi, in tutte le fumetterie (e alcune librerie di varia) italiane. E qui entrano in ballo i ragazzi di DoubleShot. Si tratta di un’associazione senza scopi di lucro che riconosce come unico fine quello di promuovere i fumetti che a loro giudizio meritano di essere pubblicati. Loro si occupano di tutto, dalla stampa alla distribuzione e chiedono solo, oltre ovviamente a rientrare nelle spese, a ricavare un guadagno minimo al solo scopo di riuscire a produrre nuovi fumetti. Per farla breve, mettono l’autore davanti a tutto; una vera rarità nel mondo editoriale italiano.
DZ: E sembrano pure eterosessuali e per niente spocchiosi; una vera rarità nel mondo maschile fiorentino.

È vero che avete avuto una proposta dalla Panini e che avete rinunciato? Come è andata precisamente la cosa?
Beh, messa così ci fa sembrare degli eroi e le cose non stanno esattamente in questi termini. Noi siamo due cazzoni, e quando la Panini si è fatta avanti eravamo le persone più felici di questo mondo. La nostra non è stata una scelta ideologica, ci mancherebbe. La Panini, dopo i premi vinti al Napoli Comicon, ci aveva proposto una miniserie di quattro numeri con tiratura di 40.000 copie, e noi ci siamo fatti 4 o 5 seghe a testa per la gioia di vivere in un paese meraviglioso come l’Italia, dove si mangia bene, splende sempre il sole, gli uccellini cinguettano allegramente e il Presidente del Consiglio è veramente una gran brava persona. Poi ci hanno detto anche quali erano le condizioni. I nostri toni erano un po’ troppo accesi per i Grandi Capi della casa editrice modenese. Certa satira nei confronti della Chiesa, i riferimenti ad alcuni personaggi, il linguaggio eccessivo… Insomma ci hanno chiesto di smussare parecchi angoli per far diventare l’umorismo di Don Zauker più simile a quello di Rat-Man. Ora, a noi Rat-Man piace tantissimo, ma purtroppo esiste già. E, semplicemente, non avrebbe avuto senso ammorbidire il personaggio di Don Zauker, che deve gran parte del suo successo proprio a questo suo essere sopra le righe, grottesco ed eccessivo. Per questo abbiamo rinunciato. E il ritornare coi piedi per terra ci ha provocato un grosso trauma dal quel stentiamo ancor a riprenderci. Per fortuna che il sole splende ancora, gli uccellini continuano a cinguettare i nostro Presidente del Consiglio continua ad essere una gran brava persona. Almeno secondo le cortigiane che scrivono sui suoi giornali e dirigono i vari TG 1,2,4,5,6…
DZ: Il nostro presidente è una gran brava persona e anche molto attivo nel sociale. Ha aiutato più prostitute lui che l’associazione di Don Mazzi. Ragazze tirate fuori da ambienti poco raccomandabili… e fatte entrare in televisione o al parlamento europeo.

Per la prima volta dopo molti anni a Lucca Comix abbiamo visto lo stand di Don Zauker completamente scisso da quello del Vernacoliere. Come sono i rapporti con il mensile satirico, dopo questa vostra scelta? Continuate a pubblicarci periodicamente?
Sì, continueremo a pubblicare gli episodi di Don Zauker sul Vernacoliere, che comunque ci ha sempre garantito e continua a garantirci assoluta libertà di espressione. Ma, anche per mancanza di tempo, non potremo pubblicare in maniera costante. Il Vernacoliere ha tantissimi meriti e qualche grande difetto. Quello principale è che, pur essendo un grande mensile di satira, l’unico in Italia e fra i più longevi nel mondo, non ha mai compreso davvero le potenzialità del fumetto. O meglio, lo ha sempre percepito nella sua dimensione satirica, nella paginetta o nelle due pagine al massimo, senza tuttavia approfondire i meccanismi, anche di mercato, che stanno dietro a questo medium. I rapporti, com’è facilmente immaginabile, sulle prime si sono un po’ raffreddati poi, dopo aver parlato, sembra esser tornato il sereno. D’altra parte sono più di vent’anni che collaboriamo e sarebbe stato stupido non riuscire a chiarirsi. Noi non rinneghiamo assolutamente il Vernacoliere, anzi, è proprio al mensile livornese e al suo direttore Mario Cardinali che dobbiamo tutto; quello che facciamo adesso però è un’altra cosa, e siamo curiosi di vedere dove potrà portarci. Per adesso, come da 3 anni a questa parte, stiamo girando il centro-nord per presentare e promuovere l’albo e anche per fare il nostro spettacolo “Don Zauker, testimoni dello spirito tour” che ci vede impegnati in una satira abbastanza feroce nei confronti di Santa Romana Chiesa e dei vari politici e personaggi comuni che amano appecoronarsi (come direbbe Bud Spencer) davanti a dei vecchi in gonnella.
DZ: Se ci si piega davanti ad un prete, non si osi lamentarci se poi ce lo ritroviamo nel culo! Siamo pur sempre uomini e, anche se la carne è debole, basta un po’ di Cialis e ZAC! Io, poi, sono come certe statuine…basta che mi si pigi la testa e mi sòrte fòri una fava che pare un obelisco di Karnak! figuriamosi a vedere una persona piegata davanti cosa potrà mai succedermi!

A distanza di alcuni mesi dell’uscita di Santo subito quale e come è stata la reazione dei lettori? Sempre a Lucca abbiamo notato che non è mancata la calca e la fila davanti al vostro stand, anzi. Qual è il segreto del suo successo?
La reazione dei lettori è stata a dir poco disarmante. Non ci saremmo mai aspettati delle file simili davanti ad uno stand anonimo come il nostro, senza un briciolo di pubblicità, senza una casa editrice alle spalle e sopra un misero tavolino, nella zona meno illuminata del padiglione, che dividevamo insieme ad altre 2 associazioni: Annexia e CutUp. Di questo dobbiamo ringraziare in particolar modo il nostro sito, su cui pubblichiamo pezzi di satira al ritmo di almeno un paio alla settimana. Sembra impossibile, ma tutto il lavoro oscuro (lo portiamo avanti completamente gratis, anzi, siamo noi che paghiamo) fatto in questi due anni sul sito sta pagando tantissimo in termini di promozione, e ci ha fatto uscire dal normale bacino d’utenza del Vernacoliere rappresentato dalla Toscana e regioni limitrofe. Ed è facile capire il perché: la gestione di un sito, se gradito dai lettori, porta ad una sua rapida diffusione attraverso il meccanismo dei links e del passaparola. Ed ecco che, per la prima volta, o comunque in maniera incredibilmente maggiore rispetto agli anni precedenti, allo stand di Lucca abbiamo ricevuto lettori provenienti da ogni angolo d’Italia, dalla Val d’Aosta alla Puglia, alla Sicilia, al Friuli. Tutte regioni in cui il Vernacoliere non viene distribuito. Il segreto del nostro successo? Sta tutto nella bella presenza e nella cura per ogni dettaglio del nostro aspetto, che ci ha tramutati in pochissimo tempo in due icone gay, al pari di Tom Selleck e Padre Georg. Oppure anche il fatto di aver saputo essere sempre onesti e sinceri, oltre che coerenti, con i nostri lettori. Siamo sempre e comunque noi stessi, non dobbiamo rendere conto a nessuno e non strizziamo l’occhio a nessuno e questo è un aspetto che tante persone notano e apprezzano.

Veniamo al libro in sé. Com’è stato per voi lavorare su un formato e una storia di più ampio respiro, quindi non circoscritta nelle tradizionali due tavole che da sempre hanno fatto da cornice a Don Zauker sul Vernacoliere?
E’ stata una liberazione! Io (Emiliano) ho finalmente potuto concentrarmi anche su un contorno di altri personaggi diversi da Don Zauker, ho potuto architettare una storia vera e togliermi qualche sassolino dalla scarpa. Ho finalmente potuto permettermi l’uso di campi lunghi, di giocare un po’ sulle pause e addirittura di usare una pagina intera per una singola vignetta. Ho scelto poi di raccontare la storia non secondo i canoni classici di tanta narrazione a fumetti italiana, ma azzardando una costruzione un po’ più complessa. Per questo, a tutti quelli che prendono l’albo chiediamo di leggerlo con calma e dopo averlo letto, leggerlo nuovamente. Tanti si aspettano la solita, frenetica, sequenza di battute ma non è caso di Santo Subito. Ci sono le battute, c’è una storia e c’è anche della satira ferocissima. E’ un progetto ambizioso ma, una volta che ci siamo fatti un albo da soli, abbiamo provato a farlo come piace a noi. Poi sta ai lettori giudicare se ci siamo riusciti o meno. 
Da parte mia (Daniele), invece, è come se fossi stato costretto in una gabbia e mi avessero improvvisamente dato la via. E’ chiaro che, se negli episodi di due pagine, composti in media da 15 vignette a pagina, queste sono poco più che miniature, con grande sacrificio del disegno e dell’interazione fra i personaggi. L’avere a disposizione 8 vignette a tavola, quindi praticamente la metà, mi ha dato la possibilità di giocare con un diverso taglio delle vignette e delle inquadrature, disponendone di lunghe, alte, quadrate, grandi, piccole, aperte, e che alla fine generano una costruzione della tavola molto più mossa. Oltre, ovviamente, a permettermi di scatenarmi con la “recitazione” dei personaggi, le atmosfere, gli sfondi.

 E a Don Zauker (rivolto proprio a lui) che effetto gli ha fatto vivere in spazi e tempi molto più “dilatati”?
DZ: Mi trovo perfettamente a mio agio, caro palle. Anzi, lo spazio più adatto ad accogliermi – a parte l’utero – sarebbe un bel tomo di diverse centinaia di pagine, come quei libri di merda che usano ora, tipo “Amore 14” o “Donne di cuori”, oppure quelli dei comici di Zelig, tipo “Caritas in Veritate”.

Insomma, Don Zauker fa ridere, ma soprattutto fa pensare… in questo volume oltre a esilaranti e invereconde vicende ci sono anche cupi passaggi narrativi con chiari riferimenti alla realtà, alle bieche ipocrisie cattoliche, alla speculazione “santificata”, alla malavita. Ce ne parlate?
Eh ma qui ci stai chiedendo di fare… come dicono quelli che se la tirano, spoiler?…ma so una sega, insomma, qui ci stai chiedendo di anticipare i contenuti dell’albo. E questo non possiamo (ancora) farlo, dai. Possiamo dirti che tutta la vicenda è naturalmente inventata, ma parte da presupposti reali e storicamente documentati. La cosa drammatica, come sempre, è che per quanto le vicende di Don Zauker siano davvero grottesche, c’è sempre il dubbio che non riescano ad esserlo al pari degli eventi reali, almeno per quanto ruota intorno alla Chiesa e a certi fenomeni di imbonimento delle masse. “Il sonno della ragione genera mostri”, titolava Goya. Dopo due secoli non è cambiato molto, purtroppo. Anzi, possiamo tranquillamente dire che “Il sonno della ragione genera santi”. Per maggiori informazioni, leggete la storia.
DZ (occhi al cielo): Padre, padre, perdonalo, perché non capisce una sega!

Proprio questo mix di ironia, irriverenza, pensiero critico e rimandi alla realtà e alla Storia, che da sempre contraddistingue le vicende di Don Zauker, sembra ancor più riuscito in questo grande formato trovando il suo giusto equilibrio formale e contenutistico: più sfumature, diversi livelli narrativi, cambi di ritmo. Voi che ne pensate? E soprattutto in futuro continuerete ad adottare tale formato?
DZ: ehh???
PUPPA! Sì, decisamente sì. A meno che non ci capiti qualcosa di brutto che ci trasformi improvvisamente in due merde umane, capaci di affermare con forza e convinzione l’esatto contrario di quanto hanno sempre sostenuto, senza dignità e senza provare un minimo di onesta vergogna (sì, esiste una brutta malattia che può indurre a fare queste cose, la stessa che ha colpito il povero Capezzone), possiamo dire da subito che questo albo avrà un seguito. Non sappiamo ancora dire quando, come e se sarà un’altra autoproduzione o meno. L’unica cosa che ci sentiamo di garantire è che cercheremo di farlo ancora più cattivo. E su questo non scherziamo mai, potete fidarvi.

Non temete che il volume possa esser soggetto a censura?
No. E per diversi motivi. Il primo è che si tratta di un piccolo fumetto, con una tiratura tutto sommato limitata, non certo un film, o ancora peggio una trasmissione televisiva, che arriva a milioni di persone. Solo in questi casi alcune merde immani fanno scattare la censura. Lo stesso “Quasi quasi mi sbattezzo” di cui parlavi prima ha sollevato le ire di parlamentari, adusi a frustarsi il culo col gatto a nove code, solo perché pubblicato a puntate su un quotidiano ad alta diffusione come L’Unità. Se fosse rimasto il pur ottimo albo pubblicato da Becco Giallo, non avrebbe certo fatto tutto quel polverone. Un altro motivo è che, se anche piccole tirature possono essere soggette a censura o, anche peggio, a sequestro, nel caso in cui l’opera infranga qualche articolo del Codice Penale, nel nostro caso è molto più difficile, dal momento che, pur negli eccessi delle storie di Don Zauker, abbiamo imparato ad essere sempre molto attenti a questo punto.
Ma la cosa, alla fin fine, sembra essere più subdola; ci sembra cioè che dopo anni di bombardamento mediatico da parte dei falchi di Governo – di ambo le parti, purtroppo – circa un’arbitraria “misura” entro cui esprimersi, pena la censura, pesi di più la percezione di quello che non si può fare, rispetto alle reali possibilità. In pratica, questo clima distorto porta l’autore a temere ritorsioni, e quindi ad autocensurarsi, che è ancora peggio.

Questo numero del Mucchio su cui è pubblicata l’intervista è nientedimeno che il n. 666. Come non chiedervi secondo voi quale potrebbe essere la forma più alta di esorcismo, la più totale, per estirpare il male dal mondo?
Seriamente? Pensiamo che il testo di “Imagine” dica tante cose.
DZ: Signore, ti prego, càami almeno per 5 minuti. Libera questo mondo dalle teste di cazzo e perdona coloro che sbagliano a seguire i tuoi insegnamenti, perché tanto non capiscono una sega. E voi, maledetti peccatori, abbandonate la strada sbagliata e seguitemi nel Regno dei Cieli… c’è pieno di fie!

* Purtroppo una volta finita l’intervista ci siamo accorti che Don Zauker non aveva premuto il tasto On Air. Per cui solo per voi ha deciso di inserire un messaggio occulto nel testo. Trovatelo e ripetetelo a voce alta per cento volte di fila, ciò esorcizzerà qualsiasi male alberghi nella vostra anima.